Tastiere full size: sono un punto di riferimento per la scrittura e il gaming al PC, sebbene le 60 percent sono un'alternativa interessante, e hanno creato proseliti.


Tastiere meccaniche full size, il classico che non tramonta mai…

Tastiere full size
(Image by OpenClipart-Vectors from Pixabay)

Imprinting

Quando alla buona età di 33 anni ho comprato il mio primo PC, mai usato prima, la tastiera era quella standard, ovvero 104 tasti, che poi capita siano 106, 108, secondo specifici modelli, ma di tastiere standard si tratta.

E quando inizi a usare qualcosa di nuovo, mai usato prima, con determinate caratteristiche, diventa più arduo, soprattutto dal punto di vista psicologico, cambiare abitudine.

Per qualche anno dall'inizio dell'uso del PC, per quanto mi riguarda le tastiere erano quelle. Punto.

Sebbene la Tastiera Arctic Cooling K381-W ultra-slim, qualche anno dopo, mi abbia aperto le porte su di un nuovo mondo di concepire la tastiera, non ero ancora certo propenso a usare tastiere 60%, o addirittura 40%, per il semplice motivo che volevo avere tutti i tasti; lasciamo perdere il fatto che, molti dei quali, non usavo mai.

Pensavo fosse troppo complicato recuperare le funzioni, avendo solo 40, o 60 tasti disponibili.
Nulla di più sbagliato.

Le dita delle mani infatti restano ben posizionate sopra i caratteri dell'alfabeto, sulla home row, e sono i tasti maggiormente usati, e gli altri, quelli che non si vedono ma ci sono, li si richiama facilmente con il tasto fn.

Storia

La storia, è, e rimane la storia.
Sebbene io abbia iniziato a usare il PC anni dopo, come non ricordare le mitiche tastiere IBM equipaggiate con le celeberrime buckling spring, le mitiche molle deformanti sotto ogni tasto?

E si tratta di tastiere meccaniche con i fiocchi, ma dati i costi di produzione, sai com'è, la speculazione non permette generosità alcuna.

E le tastiere a membrana, hanno risolto il problema dei costi, a scapito di una qualità non più paragonabile, nemmeno in piccola misura, alle tastiere meccaniche, dove ogni tasto è indipendente, ergo la progettazione, la costruzione, e l'utilizzo, sotto tutta un'altra storia.

Ma le celeberrime IBM con le buckling spring, sono la storia delle tastiere meccaniche.

Buckling spring

Quando l'IBM ha dismesso la sua attività, gli appassionati delle sue tastiere non erano contenti.

Così nel 1996, a qualche persona venne in mente di fondare la Unicomp, con sede a Lexington, Kentucky, U.S.A. e continuare a produrre tastiere meccaniche i cui switch sono le buckling spring, e questo è il loro sito: pckeyboard.com

Inflictor

Non so spiegare con precisione perché abbia deciso di provare una tastiera meccanica, o meglio; col senno di poi, ho compreso che avevo bisogno di rivoluzionare il mio approccio alla scrittura al PC, in piccola parte iniziato con la Arctic.

Ma non sapevo se mi fosse piacuto usare una tastiera meccanica, oppure no, e quando ho visto la Inflictor, ho deciso di togliermi il dubbio, e provare.

Rivoluzione

Appena l'ho vista, tolta dalla confezione, ne ho ammirato la fattura, miminale, case e backplate in alluminio, e appena ho iniziato a pigiare i tasti, ha rivoluzionato il mio modo di intendere la tastiera, prezioso strumento di scrittura al PC.

Nel frattempo, la mia passione per le tastiere meccaniche è continuata, ho compreso che quelle compatte le prediligo, ma avevo voglia di provare le Buckling spring.

Il massimo sarebbe stato provare le mitiche molle deformanti in una tastiera 60 percent, ne ho vista una, piuttosto costosa, ma a parte questo non minimale come invece piacciono a me.

Allora ho comprato la Unicomp Spacesaver, tastiera full size, ma per provare le Buckling spring, ne è valsa la pena.