Marchi di tutela dei prodotti agricoli e alimentari

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I marchi di tutela sono certificazioni attribuite a prodotti agricoli e alimentari di specifiche qualità e caratteristiche nella Comunità Europea
Anche la buona verdura ha la sua certificazione (Photo by Zane Lee on Unsplash)

Marchi di tutela: sono certificazioni attribuite a prodotti agricoli e alimentari con specifiche qualità e caratteristiche nella Comunità Europea.


I marchi

DOP;

IGP;

STG).

Esistono anche altri marchi di tutela con origine in Italia, come

DOC;

DOCG;

IGT.

VSQPRD, come lo Spumante Franciacorta.

Tutte le certificazioni, devono essere un'ulteriore garanzia sulla qualità del prodotto.

I marchi europei di qualità per i prodotti agricoli e alimentari

DOP

È attribuito dalla CE (Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio del 20 marzo 2006, qui il documento in PDF).

Impone che i prodotti certificati, siano realizzati con ingredienti appartenenti ad una specifica località geografica (regione, o un luogo specifico anche ben delimitato), che presentano determinate caratteristiche qualitative ed organolettiche, proprio perché appartenenti ad una zona geografica ben precisa, con determinate caratteristiche ambientali.

La lavorazione del prodotto deve avvenire nella medesima area geografica; come ad esempio il lardo di Colonnata.

IGP

Stesso documento cui sopra, stabilisce che gli ingredienti che andranno a costituire il prodotto, debbano provenire da una zona geografica precisa per avere determinate caratteristiche, e che almeno una fase della realizzazione avvenga nella zona geografica di appartenenza del prodotto con marchio IGP.

Anche questo certificato, è attribuito dalla CE.

STG

Regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio del 20 marzo 2006 (qui la pagina), è il marchio, attribuito anch'esso dalla CE, a quei prodotti che hanno una specificità di produzione legata alla tradizione, fortemente legata al territorio, da cui il prodotto, anche realizzato in una zona diversa, rispettando ovviamente i criteri di produzione.

I marchi italiani per i prodotti alimentari di qualità

DOC

È una certificazione attribuita al vino (non solo), le cui uve siano selezionate e specifiche, ed impiegate in quantità precise (es.: uva tot dal 10 al 20%, uva tot 2 dal 15 al 30%).

La zona di produzione delle uve, e la loro lavorazione, deve avvenire in zona di coltivazione delle uve stesse.

Il marchio richiede che vi siano fattori ambientali specifici, nonché determinati procedimenti di lavorazione, il D.O.C. è comunque attribuito anche ad altri prodotti alimentari tipici.

DOCG

È un marchio attribuito a vini ancor più pregiati del D.O.C. tale da consentire la numerazione delle bottiglie prodotte, cosa che può accadere con annate di uve particolarmente pregiate, vista la bontà dei fattori ambientali tipici di una precisa zona geografica.

Sull'etichetta, deve obbligatoriamente essere presente anche il nome della zona viticola di produzione, oppure il nome storico del vino insieme alla zona di produzione (esempio: Brunello di Montalcino).

IGT

È attribuito al vino (o altro prodotto), di una precisa zona geografica, tuttavia il disciplinare di produzione non è così restrittivo come quello D.O.C.

Si tratta di una certificazione attribuita a molti vini da tavola, che con almeno cinque anni di I.G.T. possono ambire a diventare D.O.C.

Leggere le etichette dei prodotti certificati

Ciascun marchio di qualità che viene assegnato, deve rispettare criteri di produzione ben precisi, che tendono ad essere più restrittivi e severi, con l'aumentare dell'importanza e selettività del marchio.

Il fine, è di ottenere un prodotto di qualità superiore alla media, per caratteristiche organolettiche, proprietà nutrizionali, particolari procedimenti di lavorazione, fattori ambientali e climatici favorevoli alla buona riuscita della realizzazione del prodotto e della sua qualità, tradizioni che fanno parte dell'importante patrimonio agricolo e gastronomico.

Un incidente di percorso

Mi è capitato, pochi anni fa, di leggere l'etichetta di un aceto, che riportava sull'etichetta il titolo:

Crema a base di aceto balsamico di Modena I.G.P.

Questi erano gli ingredienti:

mosto d'uva aceto balsamico di Modena I.G.P. (aceto di vino, mosto concentrato, colorante caramello E150d) l'aceto di vino, sciroppo di glucosio e fruttosio, addensante: amido modificato di mais. Contiene solfiti.

Il prezzo era eccessivamente a buon mercato, per essere aceto balsamico tradizionale di Modena e Reggio Emilia, sostanzialmente è comune aceto, in una piccola bottiglia di plastica (???), a cui è stato aggiunto il caramello per colorare la soluzione, in modo da farle assumere il colore del balsamico tradizionale, e l'addensante è presente per far somigliare, malamente, alla cremosità propria di un aceto invecchiato anni nelle piccole botti delle acetaie.

Mi chiedo: ma perché un prodotto simile porta la dicitura I.G.P.? Cos'è di indicazione geografica protetta, il caramello o l'addensante?

La possibile contaminazione dei Marchi di Tutela

Il timore è che, come per tutto, c'è sempre chi ci prova, si insinua in territori che non gli appartengono, al fine di risultare migliore di ciò che è in realtà, andando ad incrinare la credibilità del marchio e della sua assegnazione; non della bontà dei prodotti in quanto quando lo si assaggia, non c'è Santo, o quasi, che tenga.

Ecco perché è sempre importante leggere e comprendere le etichette, quali gli ingredienti, in che quantità; sono ingredienti idonei allo specifico prodotto che riporta la tal etichetta?

Ad onor del vero, il prodotto sopra citato (sedicente aceto balsamico), non riportava il marchio I.G.P. ma le diciture sì.

Un altro però sì, aveva il marchio. Un altro aceto, di prezzo superiore al precedente prodotto, con la dicitura:

Aceto balsamico di Modena I.G.P.

Gli ingredienti:

aceto di vino, mosto d'uva concentrato, colorante caramello E150d, con tanto di marchio I.G.P. in etichetta.

Non so con quale criterio possa essere considerato un prodotto I.G.P. i cui parametri non sono così restrittivi come quelli del marchio D.O.P. ma non trovo necessità logica di assegnare marchi (che sono certificati di qualità di un prodotto).

Il marchio invece, dovrebbe sempre essere assegnato a prodotti di qualità superiore, se il livello qualitativo scende allora il motivo di essere dei certificati di qualità, viene meno.

La richiesta di assegnazione dei Marchi di Tutela e l'iter burocratico

Anche da parte dei produttori, fare richiesta di assegnazione di un marchio, implica un iter burocratico, perché gli enti preposti sia in Italia che nella Comunità Europea, prima di poter assegnare una certificazione di qualità, devono eseguire tutta una serie di controlli, affinché siano rispettati tutti i criteri produttivi, per realizzare prodotti di qualità il cui marchio li distinguerà dagli altri.

L'assegnazione del Marchio di Tutela

Avere l'assegnazione di un marchio di qualità per un prodotto, implica alcune delle seguenti procedure:

✔ domanda inoltrata al Ministero Delle Politiche Agricole e Forestali, che deve contenere tutte le informazioni per la corretta identificazione del prodotto;

✔ la sua storia nella località di pertinenza;

✔ un certificato da parte di un ente riconosciuto ed autorizzato dal Ministero, che attesti il rispetto del disciplinare produttivo previsto dal marchio in oggetto.

I criteri del disciplinare

Il disciplinare, prevede davvero numerosi parametri da rispettare, per presentare la domanda per provare ad avere la certificazione. Ecco qualche richiesta che deve essere presente:

✔ nome specifico del prodotto, comprensivo di indicazione geografica;

✔ descrizione dettagliata del prodotto, anche attraverso le sue caratteristiche organolettiche, condizioni igienico sanitarie dei luoghi di produzione e lavorazione, analisi microbiologiche e altre se previste o richieste dal Ministero, secondo i certificati da (eventualmente) assegnare;

✔ argomentazioni e prove concrete che determinano la veridicità che il prodotto appartiene realmente alla specifica località geografica di pertinenza;

✔ la precisa descrizione della realizzazione del prodotto, in tutta la sua filiera produttiva;

✔ tutte le esatte diciture riportate sull'etichetta degli ingredienti.

La fase istruttoria

Terminata questa fase iniziale, parte la fase istruttoria da parte del Ministero che deve seguire tutto il suo iter burocratico, al fine di ottenere tutte le informazioni del caso sulla veridicità di quanto attestato nella richiesta, se viene eventualmente accettata, la richiesta passa alla fase successiva;

Dal Ministero Italiano alla CE

✔ Il Ministero, passa la domanda alla Comunità Europea, se venisse accettata restano sei mesi di tempo per chi volesse opporsi a tale assegnazione, e dimostrare che non è adeguata;

✔ segue poi una procedura ispettiva, da parte di un ente riconosciuto ed autorizzato dal Ministero, che verifica il rispetto del disciplinare.

La domanda di assegnazione a carico del richiedente

Tutta questa procedura, che non è veloce come andare al bar a prendersi un caffè, è a carico del richiedente per quanto riguarda l'aspetto economico, ed anche di tempo, per dimostrare agli enti certificatori la filiera produttiva del prodotto per il quale richiede il marchio di qualità.

Un investimento sulla qualità

Del resto, è una sorta di investimento da parte del produttore, vedere il suo prodotto riconosciuto come buono. A maggior ragione mi chiedo come alcuni prodotti abbiano comunque questi riconoscimenti, in quanto non solo è una questione di soldi, dove uno paga e compra.

La certificazione di qualità di un marchio di tutela, deve soddisfare tutti i requisiti dei rispettivi disciplinari; se si abbassa lo standard, per tutta una serie di motivi potenzialmente validi, la certificazione compromette la sua credibilità.