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Uno che scrive

Penna stilografica: non cedere alla fretta se ami scrivere

10 minuti
aggiornato il
Il piacere di scrivere con la penna stilografica è qualcosa che esalta ulteriormente il piacere della scrittura con uno strumento semplice ma di precisione

Penne stilografiche

La penna stilografica è uno strumento (di precisione) per scrivere, la scrittura si rende possibile grazie ad un serbatoio che contiene inchiostro e lo fa fuoriuscire lentamente grazie alla gravità quando si scrive grazie ad un pennino. Una sorte di ponte tra la scrittura antica (con la penna d'oca) ed il moderno. “Non può essere veloce come una qualsiasi penna”, merita attenzione nell'utilizzo.

Cenni storici della penna stilografica

La storia della scrittura si perde nella notte dei tempi, citazione non può mancare per ricordare tempi ben remoti, di geroglifici, le incisioni rupestri, le incisioni sulla pietra con altre pietre pure con strumenti di metallo; ma con il metallo siamo già avanti.

Nel XVIII secolo fece la sua comparsa la penna stilografica, quando la scrittura rappresentava già uno strumento perfezionato da parte dell'uomo, uno strumento comunicativo senza eguali; più corretto dire che nel XIV secolo venne brevettata dal governo francese, ma la penna con un serbatoio d'inchiostro risale probabilmente al X secolo, i disegni di Leonardo da Vinci raffigurano una penna avente un serbatoio d'inchiostro.

Preceduta dalla piuma d'oca intinta nell'inchiostro per scrivere, la penna stilografica si può definire l'evoluzione di questo stile di scrittura; logico supporre quando si arrivò a scrivere con la piuma d'oca e inchiostro ci si chiedesse come poter allestire una penna con un serbatoio capace di durare nel tempo e quindi potesse permettere una buona autonomia da parte dello scrittore, del disegnatore, del miniaturista, dell'artista.

Abbiamo dunque a che fare con uno strumento di scrittura decisamente moderno, la cui storia è iniziata prima della penna a sfera (questa rappresenta per certi aspetti la modernità della penna per scrivere), un periodo dunque in cui la scrittura era già consolidata da secoli nell'importanza della comunicazione da parte dell'essere umano.

Ecco allora apparire marchi destinati ad accompagnare la storia della penna stilografica, Waterman, Parker, per citarne alcuni (Visconti, azienda nata nel 1988 e che produce penne davvero interessanti), che hanno prodotto pezzi oggi da collezione capaci di valere cifre davvero importanti.

Era logico supporre che un oggetto simile fosse entrato a pieno diritto anche nell'ambito del collezionismo, in quanto parliamo di uno strumento per scrivere, ed in un lungo periodo storico questo è stato l'unico modo più evoluto per farlo da parte dell'uomo: scrivere su carta con una penna.

Oggi che siamo abituati alla tastiera del pc, evoluzione (per la scrittura veloce) della macchina per scrivere (che certo ha lasciato l'importanza della dattilografia), la penna stilografica continua a rappresentare un oggetto di rara bellezza capace di donare un piacere particolare a chi la utilizza.

Trattandosi infatti di un oggetto necessariamente costruito con perizia e cura, uno strumento di precisione, da sempre stato caratterizzato da rifiniture particolarmente importanti, come in tanti, incisioni e decorazioni sull'involucro esterno della penna stilografica che sono diventati parte integrante dell'oggetto stesso considerato di per sé è quasi un oggetto prezioso, tanto per l'importanza e la qualità del materiale impiegato per la sua costruzione in quanto per l'estrema meticolosità necessaria da parte dell'uomo per la sua produzione, che deve necessariamente dare il meglio di sé per produrre quello che, ripetiamo, uno strumento di estrema precisione.

Come funziona la penna stilografica

La gravità e la capillarità (interazione tra liquidi e solidi: in questo caso inchiostro e pennino) sono i fenomeni che permettono la scrittura della penna stilografica, come ben sappiamo dotata di serbatoio ricaricabile contenente inchiostro oppure di cartuccia intercambiabile; l'inchiostro quindi arriva al pennino, dal serbatoio o cartuccia contenente inchiostro, questo arriva scendendo al pennino.

La parte inferiore della penna stilografica che contiene il pennino, è collegata al resto della penna (che contiene il serbatoio con l'inchiostro) con un meccanismo a vite oppure a pressione, medesimo meccanismo impiegato per usare il cappuccio della penna stilografica.

Il serbatoio di inchiostro è un contenitore di metallo da applicare (a vite o a pressione) sull'involucro che contiene il pennino, può essere ricaricato di inchiostro. Esistono anche in commercio cartucce di inchiostro (di materiale plastico esempio in polipropilene), di diverso colore, usa e getta; vengono applicate a pressione dell'involucro che contiene il pennino, e proprio esercitando la pressione si fora l'involucro di materiale plastico che permetterà la fuoriuscita dell'inchiostro.

Il pennino

Il pennino è in materiale metallico, esempio acciaio, alluminio, oro, argento, platino. La parte esterna che si trova sulla stessa superficie dell'involucro della penna stilografica e solitamente arrotondata, per seguire la rotondità della penna, termina in maniera visibilmente appuntita sulla cui parte terminale fuoriesce l'inchiostro durante la scrittura; il taglio che viene dato alla punta può conferire una particolare tipologia di scrittura. Il pennino solitamente posizionato all'interno di un cilindro, che può essere anche materiale plastico, a sua volta inserito nella struttura della penna stilografica.

Il pennino solitamente in acciaio inossidabile negli oggetti di moderna produzione, in quanto è di ottima resistenza alla normale abrasione del pennino stesso sulla carta durante la scrittura. Tuttavia l'iridio sulla punta del pennino d'oro rappresenta quanto ha visto nascere la penna stilografica.

Il pennino presenta un taglio longitudinale sulla superficie arrotondata in linea con l'involucro della penna stilografica, e proprio grazie alla citata capillarità permette di trasferire inchiostro dal serbatoio al pennino poi sulla carta durante la scrittura, pennino che è anche dotato di un foro di sfiato facendo circolare aria il serbatoio di inchiostro al fine di permettere una più omogenea ed uniforme stesura dell'inchiostro stesso.

Tanto il taglio longitudinale quanto il foro di sfiato riescono ad essere un punto elastico del metallo affinché questo possa sopportare con maggiore facilità eventuali tensioni al quale viene sottoposto durante la scrittura; non dimentichiamo infatti che parliamo di una sottile lamina di metallo, e proprio in quanto sottile capace di donare una scrittura esteticamente gradevole.

Più fori di sfiato presenti sul pennino agevolano ulteriormente la fuoriuscita di inchiostro al fine di ottenere una scrittura più consistente. Nei primi modelli di penne stilografiche il pennino probabilmente era molto più morbido, capace di maggiore tensione, ovvero di esercitare flessibilità durante la scrittura, questa tipologia di pennino venne usata per molto tempo da scrittori che non avevano necessità di ricaricare e produrre più copie dello stesso documento; in un secondo momento vennero introdotti pennini aventi una maggiore rigidità in quanto la penna stilografica venne largamente impiegata anche per uso lavorativo, sovente dove vi era la necessità di scrivere, anche ricopiando, più copie di un documento.

Taglio longitudinale e foro di sfiato capace di diventare tranquillamente incisioni stilizzate secondo un disegno ben definito, voluto dal progettista e dal costruttore della penna stilografica; ad esempio possiamo trovare fori di sfiato che sono semplicemente dei piccoli buchi rotondi, oppure simili ai simboli delle carte da gioco (picche, fiori, quadri, cuori), etc. Interessante dunque questo particolare per valorizzare ulteriormente il design, sempre elegante, di una penna stilografica.

Meccanismo di ricarica della penna stilografica

I primi modelli di penna stilografica presentavano sovente il serbatoio di ricarica con apposito contagocce, e sebbene risultasse operazione dispendiosa in termini di tempo cui dedicare attenzione per non sporcare, questo sistema di ricarica trova spazio ancora oggi nelle attuali produzioni di penne stilografiche. Del resto avere a che fare con l'inchiostro implica necessariamente perizia di attenzione da parte dell'utilizzatore, quindi non è affatto raro trovare persone che amano utilizzare penne stilografiche aventi proprio questa tipologia di ricarica; non solo, ma preferiscono ad altre tipologie, in quanto possono riempire a piacimento (secondo quelle che ovviamente sono le capacità del serbatoio) il contenitore di inchiostro.

Successivamente vennero introdotto differenti meccanismi per ricaricare l'inchiostro del serbatoio della penna stilografica, denominati self-filler: si tiene premuto il pulsante presente sull'involucro esterno mentre si intinge il serbatoio nel contenitore di inchiostro, rilasciando il pulsante l'inchiostro stesso viene aspirato all'interno dell'involucro del serbatoio.

Il sistema crescent-filler fu introdotto da Conklin nel 1901, uno dei primi modelli di penna stilografica in assoluto ad essere prodotta in serie con questa tipologia di ricarica, uno dei primi sistemi self-filling, caratterizzato da una semplice valutazione di un anello per caricare la penna stilografica, o meglio il serbatoio.

Altro sistema di meccanismo interessante è quello denominato squeeze-filter, che attraverso una semplice pressione di un pulsante posizionato sull'involucro metallico del serbatoio, permette di evitare facilmente di inchiostro che il serbatoio stesso. Ancora il cosiddetto filler-touchdown permette la ricarica grazie ad un pistone presente nel serbatoio, agisce come una sorta di siringa. Il sistema di ricarica stantuffo o cartuccia è quello oggi maggiormente utilizzato.

Da ricordare come poi le cartucce siano standard in formati adottati dai maggiori produttori di penne stilografiche, di modo che possano essere tranquillamente ospitati nei rispettivi serbatoi; questo permette di poter usufruire di un solo tipo di cartuccia pur potendo soddisfare le esigenze di molteplici penne stilografiche di marchi diversi.

Pulizia e manutenzione della penna stilografica

Mantenere pulito esternamente una penna stilografica non è certo un'operazione difficile, è sufficiente un panno morbido e asciutto da utilizzare per tutta la lunghezza della penna, semmai imbevuto di acqua fredda per detergere il pennino.

Acqua fredda: nient'altro, nemmeno acqua calda o detergenti o qualsivoglia solvente. Solo ed esclusivamente acqua fredda per eseguire la pulizia interna.

Se la penna stilografica è di nostro uso abituale, almeno ogni due mesi dovrebbe essere sottoposta a pulizia interna, ricordiamo ancora con semplice acqua fredda ed essere accuratamente scaricata quindi ripulita; così deve essere riposta (ben pulita) se non abbiamo intenzione di utilizzarla per un periodo di tempo più o meno lungo, in caso contrario possiamo procedere nuovamente alla ricarica con l'inchiostro per poterla riutilizzare dopo averla accuratamente pulita.

Riuscii facilmente nella pulizia della penna stilografica passa anche dal corretto utilizzo di inchiostro, che non deve necessariamente essere della stessa marca della penna, tuttavia è importante che l'inchiostro non sia troppo vecchio per evitare eventuale capacità corrosiva, quindi ossidazione o addirittura muffa che si può presentare in inchiostro mal conservato.

Un buon rivenditore specializzato è certamente in grado di consigliare quale tipo di inchiostro usate per una specifica penna stilografica; inchiostro più o meno fluido secondo le caratteristiche di costruzione della penna stessa, ovvero dove la fuoriuscita di inchiostro dal pennino sia più asciutta invece che corposa.

Una penna stilografica non è uno strumento di scrittura qualunque, al contrario risulta essere una scelta ben precisa da parte dello scrittore, una persona che sicuramente ama scrivere e quando lo fa desidera prendersi il tempo necessario per la scrittura necessita, la penna stilografica non viene usata per scrivere qualcosa di fretta ma bensì mettersi comodamente seduti possibilmente davanti ad una scrivania, prendere la carta che più ci piace ed iniziare a scrivere.

Personalmente trovo particolarmente piacevole scrivere sulla carta riciclata, che assorbe l'inchiostro con maggiore capacità. Ricordiamo sempre di scegliere un inchiostro di qualità, spesso quelli di marca fanno la differenza in meglio, in quanto rappresenta davvero la benzina della nostra penna stilografica; e la manutenzione, ovvero una buona pulizia periodica e regolare, dipende dalla nostra volontà di mantenere al meglio la penna stilografica.

Scrivere è un piacere. Buona scrittura …

 

                 

 

Felice Amadeo: autore di af1.it

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