Chitarra elettrica: storia, costruzione, caratteristiche

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Chitarra elettrica: il corpo in primo piano di uno strumento musicale entrato nella storia
Chitarra elettrica (photo by Gabor on Morguefile)

Chitarra elettrica: la vibrazione prodotta dalle corde viene convertita in segnale elettrico tramite induzione elettromagnetica dal pick-up*.


*Il dispositivo elettronico che trasforma la vibrazione in impulso elettrico; tale segnale, in quanto debole, viene amplificato ed inviato all'altoparlante, di conseguenza la chitarra elettrica necessita di amplificatore.

Cenni storici della chitarra elettrica

Fu nei primi anni del XX secolo che iniziarono esperimenti, tentativi per riuscire ad amplificare elettricamente il suono la chitarra; vennero presi alcuni trasmettitori telefonici, in qualche maniera adattati ed installati su qualche chitarra, violino, banjo per cercare di amplificare il suono.

Altri tentativi vennero eseguiti con microfoni a carbone, collegati in prossimità del ponte della chitarra, cercando di sfruttare il segnale debole e di amplificarlo.

Gli anni 20 e 30 del secolo scorso

I tentativi continuarono ad essere numerosi, tanto negli anni 20 quanto nei 30, a tal punto che molteplici individui cercavano di attribuirsi la paternità dell'invenzione della chitarra elettrica.

Tuttavia, i primi tentativi davvero concreti furono eseguiti con un approccio più professionale dai liutai, costruttori di chitarre, esperti di elettronica, produttori di strumenti musicali e musicisti che hanno sempre creduto nell'innovazione.

Les Paul

Lester William Polfuss (1915-2009), straordinario, eclettico e versatile musicista jazz che, sperimentando, provò collegare un microfono alla sua chitarra.

In qualcuno dei primi tentativi per cimentarsi nella realizzazione di una chitarra elettrica, utilizzò una cassa armonica tipo hollow-body (tradotto letteralmente ”corpo cavo“), di strumenti acustici, impiegando pick-up in tungsteno.

George Beauchamp

Nel 1931, l'inventore americano iniziò a produrre un tipo di chitarra elettrica amplificata, e successivamente iniziò la commercializzazione diventando co-fondatore della Electro-Patent-Instrument Company (successivamente rinominata in Rickenbacker Electro Stringed Instrument Company, questa, per via delle partnership commerciali di Los Angeles.

L'amplificazione

Le potenzialità polifoniche date dall'amplificazione della chitarra elettrica, si rivelarono ben presto in tutta la loro forza, e la necessità della chitarra di essere amplificata, era di rilevante importanza, specialmente nel periodo in cui le big band, riscuotevano un successo ed un apprezzamento sempre maggiori, anche per fare in modo che il suono prodotto dalla chitarra elettrica amplificata, potesse sostenere, e risultare ottimale, a quello prodotto dagli ottoni, dalla sezione fiati.

I fratelli Dopera

Interessante ricordare come per opera dei fratelli Dopera (il nome corretto è Dopyera), vide la luce la chitarra resofonica (questa), resonator guitar, o più semplicemente, e largamente conosciuta come, Dobro.

Il Dobro

DOpypera BROthers, un vero e proprio chitarrone metallico, strumento particolarmente apprezzato ed utilizzato da molti bluesmen.

Il geniale inventore di questo strumento fu John Dopyera, e comunque fondò l'azienda insieme ai suoi fratelli: era la fine degli anni 20 del 900.

Il jazz

La chitarra elettrica, venne molto apprezzata dai musicisti jazz; il corpo dello strumento era già costituito allora da legno massello, corpo in cui non vi era risonanza alcuna, oltre al già citato Rickenbacker, anche la Audiovox costruì, e commercializzò, diversi modelli di chitarre elettriche nei primi anni 30 (leggi questo articolo).

Le prima incisioni: Andy Iona

Sembra che le prime incisioni discografiche utilizzando una chitarra elettrica furono di Andy Iona (1902-1966), rinomato musicista, compositore, cantante, autore.

Le personalizzazioni dello strumento

Nel susseguirsi degli anni, la chitarra elettrica prese sempre maggiore piede, fu oggetto di crescente richiesta da parte dei musicisti, al punto che le aziende costruttrici di strumenti musicali, iniziarono a commercializzare in modo capillare, spesso seguendo proprio le indicazioni, le richieste, e di consigli degli specifici musicisti che avevano particolari esigenze al fine di ottenere determinate sonorità dalla propria chitarra elettrificata.

Leo Fender

Impossibile non citare ancora Les Paul, e Leo Fender (take a look, tecnico progettista di amplificatori, che hanno letteralmente segnato, lasciato un marchio indelebile nella storia della chitarra elettrica.

Due chitarre elettriche celeberrime

Due modelli celeberrimi dello strumento, come la Gibson Les Paul e la Fender Stratocaster, hanno letteralmente rivoluzionato il mondo della chitarra elettrica, tanto da essere impiegate, riviste e rivisitate, personalizzate, da straordinari musicisti nel corso degli anni.

Penso ad Angus Young degli AC DC, ed a Eddie Van Halen, la cui storica band porta il suo nome, capaci di reinventarsi lo strumento al fine di personalizzare il suono prodotto, renderlo originale e consono alle proprie esigenze.

Questo implica andare a mettere mano, tanto alle meccaniche quanto alla parte elettronica dello strumento, che presenta una costruzione complessa, frutto del lavoro di progettisti esperti che da sempre cercano l'innovazione.

I distorsori e le forme della chitarra

Nel susseguirsi degli anni, la chitarra elettrica ha visto comparire al suo fianco distorsori di ogni risma e tipologia, amplificatori per tutti i gusti e le esigenze, forme del corpo dalle più svariate alle più tradizionali.

Le forme del corpo in puro stile metal, invece che una destinata ad un musicista jazz, dove le forme più disparate della prima, spaziano fino ad arrivare a quelle più tradizionali della seconda.

La ricerca del “proprio” suono

Questo strumento, ha rappresentato per tantissimi musicisti qualcosa che ha ulteriormente ispirato il loro desiderio di fare musica, di comunicare con essa, a tal punto da spingersi sempre oltre nella ricerca di quel suono che ciascun musicista ha in mente come proprio.

Questo ha certo incentivato i progettisti, i maestri liutai, i costruttori di strumenti musicali, a produrre strumenti sempre più originali e particolari; penso ad esempio ad uno straordinario modello di chitarra elettrica usato da Pino Daniele con le corde in nylon invece che di metallo, senza la paletta.

Le parti della chitarra elettrica

Nonostante le forme più disparate che possono essere assunte del corpo, e la scelta dei materiali (legno, bachelite, etc.), e della paletta, la chitarra elettrica necessariamente mantiene determinate caratteristiche comuni; o quasi.

La paletta

Su cui alloggiano le meccaniche per agire sulla tensione delle corde.

Il capotasto

“nut,” che può essere di materiale plastico, metallo, osso animale, grafite, dentro il quale passano le corde prima di arrivare alla tastiera, partendo dalla paletta.

I tasti

Le barrette metalliche, delineano i tasti sulla tastiera stessa, e sempre sulla paletta in alcuni modelli è presente la truss rod, (questa) che tramite regolazione è in grado di compensare la forza esercitata dalle corde, sul manico (tastiera), e quindi questo arriva al corpo della chitarra.

È avvitato, o incollato, il corpo della chitarra può essere realizzato in diversi materiali come sopracitato: legno lavorato, dipinto, laccato, oppure fibra di carbonio, policarbonato, etc.

I pick up

Sul corpo della chitarra, prima che inizi la tastiera, sono posizionati i pick-up, che possono essere magnetici, o piezoelettrici, solitamente a scendere verso la spalla, ci sono i potenziometri per regolare il tono ed il volume del suono prodotto.

Poi il ponte fisso, o il tremolo system, capace di particolari vibrazioni che riesce a conferire alle note una certa distorsione. Possibile trovare, sempre sul corpo della chitarra, una mascherina plastica per proteggere il corpo stesso da eventuali graffi possono scaturire dalla manipolazione sulle corde, o sulle manopole.

Il corpo

La costruzione del corpo della chitarra, è un argomento di disputa, nel senso che c'è chi sostiene che non abbia alcuna influenza sul suono prodotto, mentre altri sostengono il contrario, e più specificamente che la differenza dei legni impiegati influisca sul suono stesso.

Ontano, mogano, acero, etc. sono alcuni dei legni impiegati, che ovviamente hanno caratteristiche ben diverse dagli altri, capaci sicuramente di fare una differenza sostanziale nel suono espresso dalla chitarra acustica.

Ci sono diverse scuole di pensiero per quanto riguarda la costruzione del corpo in legno della chitarra elettrica, e di quanto il legno stesso, nelle differenti essenze, possa influire sul suono prodotto.

La qualità dei materiali

Materiali scadenti tentano di influenzare negativamente, non solo la qualità della chitarra, bensì anche il suono prodotto, in quanto la chitarra elettrica è l'ennesimo esempio di uno strumento di precisione, e la qualità dei materiali ha sicuramente il suo peso, in quanto la pressione esercitata dalle corde in tensione non è cosa da poco.

Per tutti gli strumenti musicali a corda, occorre che i materiali di costruzione siano idonei e perfettamente consoni a sopportare una tensione notevole nel tempo, mantenendo caratteristiche qualitative di rilievo.

Di conseguenza, tanto il manico quanto il corpo della chitarra, devono sicuramente essere costruiti con materiali qualitativamente apprezzabili, e presentare ottima stabilità, buona rigidità e contemporaneamente capacità di resistenza alle sollecitazioni: rigidità e flessione.

Pick-up della chitarra elettrica

Non è certo possibile equiparare la risonanza di una cassa armonica della chitarra acustica, con il corpo di una chitarra elettrica, che ovviamente non ne è dotato.

Quindi, è necessario l'amplificatore, quando le corde della chitarra elettrica vengono suonate e sottoposte a vibrazione, questo movimento genera, induce corrente nel pick-up (magneti avvolti in bobine di filo conduttore molto sottile), la corrente passa poi attraverso un cavo (collegato alla chitarra), all'amplificatore.

La vibrazione delle corde, che a sua volta è capace di creare, generare corrente, dipende anche dalle forme diverse che può presentare il corpo dello strumento, e come sopra citato, anche la tensione che complessivamente una chitarra è in grado di sopportare.

Isolamento del pick-up

Il pick-up può essere in alcuni casi isolato in un involucro di resina epossidica, o cera, in quanto può essere necessario isolarlo dalle vibrazioni prodotte dalle corde, ed in quanto dispositivi ad induttanza, tendono a captare segnali elettromagnetici quindi esserne anche disturbati, e produrre eventuali ronzii, quindi assume particolare importanza la schermatura.

Inoltre, può essere in grado, come tutti i componenti, di cambiare anche drasticamente il suono prodotto dallo strumento; ovvio che, come sempre vale la logica: in una chitarra di pessima qualità non avrebbe alcun senso andare ad installare un pick-up dalle qualità pregevoli, in quanto miracoli non ne potrebbe fare comunque, e viceversa.

I pick-up double coil (humbucker) sono in grado di ridurre drasticamente le diverse interferenze elettromagnetiche.