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Fazzoletto da naso: di che naso sei ?!

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Per pulire il naso il fazzoletto di carta usa e getta è il metodo più semplice e igienico, e gettarli sempre negli appositi contenitori dei rifiuti una volta usati

Fazzoletti di carta

Il fazzoletto è anche un accessorio dell'abbigliamento, un pezzo di stoffa più o meno pregiato e decorato se accessorio, o di carta se serve solo a pulirsi le mani, il volto, soffiarsi il naso. Farne a meno non è così semplice. Per quanto riguarda l'igiene quello in carta usa e getta è certamente meglio.

Storia del fazzoletto

Nel I secolo a.C. il poeta Gaio Valerio Catullo scriveva di sudarium, pezzo di tessuto usato per tergersi dal sudore, il volto, nello specifico la fronte, la bocca. Tessuto di lino, quindi in un primo momento destinato solo ai nobili dato il pregio ed il costo del tessuto, quando la commercializzazione dei tessuti diventò più ampia, anche il fazzoletto diventò di uso comune.

Successivamente, nel III secolo d.C. il nome venne cambiato in orarium, da ora (orlo, contorno, perimetro) e venne utilizzato anche per pulirsi le mani durante il pranzo. Tuttavia il muccinium, ideato pare dalle sarte per comodità, era esplicitamente ideato per soffiarsi il naso. L'imperatore Lucio Domizio Aureliano introdusse l'usanza di distribuire fazzoletti ai teatri di modo che gli spettatori potessero salutare, agitando il fazzoletto, personalità considerate di alto rango.

In seguito alla caduta dell'impero romano il fazzoletto non trovò più molti spazi nella letteratura, nell'arte, ed il medioevo sembra non abbia menzionato e scritto più di tanto in proposito, se non sul finire di tale periodo storico quando la letteratura tornò nuovamente ad occuparsene attribuendone nuove definizioni.

In Francia questo pezzo di tessuto era sovente associato a pleur (pianto) e pluie (pioggia) ed a verbi associati a queste parole, e successivamente chiamato mouchoir nel XIV secolo. Fu la Francia in questo periodo che riscoprì l'uso del fazzoletto, ne seguirono Inghilterra, chiamato allora muckender (oggi handkerchief) che deriva un poco dalla definizione francese mouchoir, ed in Italia con l'espressione romana, o meglio "romanesca", sudarolo.

La successiva definizione (quella odierna) di fazzoletto, deriva da fazzolo a sua volta da faciale, quindi fazzoletto rispecchia qualcosa come: pulirsi la faccia. Fu comunque nel tardo XIV secolo che questo "pezzo di tessuto" iniziò nuovamente ad essere largamente impiegato, e nel XV secolo iniziò a comparire con ricami, orli, tanto da impreziosire questo oggetto usato sì per l'igiene ma senza rinunciare all'estetica.

Il fazzoletto decorato diventò anche un importante oggetto da regalo, o addirittura una collezione di fazzoletti con decori dati da ottimi ricami, finemente orlati da maestre ricamatrici. Quindi iniziarono ad esserci fazzoletti impiegati a tutti gli effetti come accessori ornamentali dell'abbigliamento ed altri specificamente usati per soffiarsi il naso che potevano prevedere maggiore semplicità per quanto riguarda i disegni.

Nel XVI secolo fu proprio l'Italia a rendersi famosa in tutta Europa per la qualità dei ricami eseguiti sui fazzoletti, tanto da avere diverse richieste del prodotto decorato ovviamente in maniera del tutto artigianale. I membri dell'alta società amavano ornarsi di fazzoletti decorati da ricami eseguiti da bravissime sarte, ed il tessuto migliore, da essere impiegato a tale scopo, veniva importato dall'Asia e dall'Europa ricercando le stoffe che potessero risultare migliori per lo specifico uso.

Il fazzoletto diventò un vero e proprio oggetto di culto per le nobildonne, che erano solite nasconderlo nelle maniche degli abiti esempio quando ballavano, e divenne un simbolo che distingueva le persone più abbienti dalle altre; i costi di tali fazzoletti finemente decorati e ricamati erano davvero proibitivi per i più ed accessibili a pochi.

I ricami ricercati, espressamente realizzati trasformavano il pezzo di tessuto (quadrato, ovale, rotondo, triangolare) in un oggetto particolarmente pregiato, a partire dalla qualità del tessuto stesso, a quella dei fili utilizzati per il ricamo, ai disegni realizzati con maestrìa da abili sarte. Oggetti di valore, oggi reperti storici testimoni dei costumi di un'epoca.

La nobiltà francese si inventò dei fazzoletti di taglia più piccola (mignons) espressamente realizzati come ornamento femminile, tanto che alcune popolazioni europee asserivano che il fazzoletto non fosse altro che un oggetto di moda francese, e giudicavano fastidioso il suo uso in quanto se una persona si soffiava il naso in presenza di altri produceva un rumore non gradito.

Il fazzoletto è diventato via via col tempo, non solo un accessorio molto importante, per alcuni, dell'abbigliamento (al taschino, copricapo, portato al collo), ma è stato per molti anni un oggetto di culto nel costume, nella letteratura, nella storia, nell'arte.

Pensiamo alla celeberrima tragedia Otello di William Shakespeare, ed al fazzoletto di Desdemona: chi mai avrebbe detto che il fazzoletto ha un'importanza sociale di tale rilievo tanto da essere impiegato in opere artistiche?!
O ancora come non ricordare il fazzoletto dei garibaldini, un triangolo di stoffa rossa con una striscia verde nel mezzo.

Nato per un uso (?!) e impiegato, nell'abbigliamento e nel costume dove ha trovato molteplici usi. La sua storia riempirebbe libri che tratterebbero solo del fazzoletto stesso; ma, come sopra citato è entrato da molti anni or sono anche nella letteratura.

Fazzoletti di carta: decisamente più igienici

Il fazzoletto di carta è espressamente nato per il solo utilizzo igienico, citazioni qua e là sostengono che in Giappone i fazzoletti di carta erano in uso nel 1800, l'azienda statunitense Kleenex nei primi anni del '900 creò fazzoletti di carta espressamente creati per uso igienico, e per quanto riguarda questo utilizzo il fazzoletto ha avuto un ottimo riscontro.

È certamente più igienico, in quanto monouso, di quello di stoffa che una volta (più volte) utilizzato viene rimesso in tasca e non è igienicamente corretto. Il monouso in carta è appunto usa e getta (da gettare sempre negli appositi contenitori di immondizia indifferenziata) ed ogni volta che si utilizza è sempre nuovo e pulito.

Risulta resistente, sufficientemente assorbente per il monouso (pensiamo al raffreddore), può essere prodotto in carta vergine o riciclata, in cellulosa, e non sono biodegradabili, per questo è importante gettarli sempre negli appositi contenitori di rifiuti, in quanto disperdere nell'ambiente, qualsiasi oggetto o prodotto, ma nella fattispecie il fazzoletto di carta, inquina in maniera pesante l'ambiente.

Non si confonda la carta riciclata con il biodegradabile. Troviamo in commercio diverse tipologie del prodotto; fazzoletti profumati, al mentolo o con altri additivi. Personalmente questi non li sopporto (tuttavia il mentolo rafforza il potere igienizzante) sebbene sia un utilizzatore di fazzoletti di carta, utilizzo un quattro veli (Floralys) prodotto per Lidl, sono molto resistenti, molto meglio di altri prodotti con marchi famosi che ho provato personalmente; ebbene sì ho un nasone !!!

Di conseguenza fazzoletti di carta che non tengono, che non risultano abbastanza resistenti davanti ad una robusta (per me normalissima) soffiata di naso ed arrivano a rompersi e strapparsi, beh… marca o non marca valgono poco, forse vanno bene per i bambini.

Questo per quanto riguarda i fazzoletti di carta da portarsi appresso, in pacchetti di cellophane in cui sono contenuti (quelli che uso io sono i 10 x 4: 10 fazzoletti da 4 veli ciascuno, confezione da 18 pacchetti), troviamo anche il porta fazzoletti da tavolo, talvolta anche in scatole sì di cartone ma più o meno decorate per risultare esteticamente gradevoli nel contesto di una casa od un ufficio.

Le poche volte che mi è capitato di utilizzarli li ho trovati piuttosto leggeri, certo indicati per tergersi il volto magari, ma per soffiarsi il naso un pò meno; anche in questo caso comunque esistono prodotti di diversa qualità indipendentemente dai marchi. Più volte mi è capitato di restare deluso dalla scarsa resistenza di un fazzoletto di carta che si strappava nelle mani al primo utilizzo.

Diversi istituti di ricerca, come ad esempio l'Institut Pasteur (una fondazione privata non a scopo di lucro che esegue studi relativi alla biologia) di Parigi, sostengono come sia più igienico l'uso del fazzoletto di carta proprio perché prevede di essere gettato (nell'immondizia indifferenziata) una volta dopo l'uso; a differenza di quelli di stoffa che, utilizzati e riutilizzati, vengono riposti in tasca (o dove altro?!).

Diversi batteri presenti nell'apparato respiratorio, specialmente quando si è affetti da qualche malattia, sopravvivono diversi giorni anche quanto fuori dall'organismo; motivo in più per utilizzare un fazzoletto monouso al fine di avere un comportamento igienicamente corretto.

La buona educazione quando si usa il fazzoletto

Quando si utilizza il fazzoletto e si è in presenza di altri è nostro dovere essere bene educati; strombettare nelle immediate vicinanze di qualcun altro non solo è di cattivo gusto ma è anche irrispettoso.

Non ci vuole molto per appartarsi un attimo dicendo che torniamo subito, soffiarsi e pulirsi il naso in disparte e poi tornare a ciò che stavamo facendo. A meno che non si abbia una certa confidenza con le persone con cui si condivide la compagnia, il che non significa comunque di approfittarsene, è bene porre la giusta attenzione nel comportamento con gli altri, anche quando siamo in presenza di persone che non conosciamo affatto; motivo ulteriore per essere bene educati.

L'educazione di una persona è la sua migliore presentazione: se l'educazione è cattiva la presentazione è pessima, quasi senza possibilità di recupero. Non dimentichiamo che il primo incontro con altre persone è quello che subito ci presenta per come siamo, da quell'incontro il nostro interlocutore trarrà da subito buona parte del giudizio nei nostri confronti.

Nella buona educazione è previsto anche il rispetto per l'ambiente: diverse volte, molte più di quante potessi immaginare, mi è capitato di vedere persone gettare per terra fazzoletti di carta. A meno che non si tratti di utilizzare un prodotto biodegradabile è dannoso per l'ambiente e irrispettoso per chi poi deve pulire. Comunque sia gettare fazzoletti per terra ovunque ci si trovi non mi sembra affatto una buona idea, per il rispetto degli altri.

Un altro problema non da poco per quanto riguarda l'ecologia è l'impatto ambientale della fabbriche che producono la carta, ed in questo caso se non ci sono azioni governative efficaci è molto difficile non solo risolvere il problema, ma bensì anche affrontarlo in maniera determinata ad ottenere una soluzione.

Utilizzando carta riciclata anche per la produzione di fazzoletti, proprio come accade anche per la carta igienica, si riduce l'impatto ambientale che non deve, in questo caso, sfruttare nuove risorse.

Tuttavia se si rispettano le regole nell'impiego di nuove risorse, in primis la legge, poi le dovute lavorazioni per renderle sostenibili al patrimonio forestale ed ambientale è possibile fare le cose ben fatte, non è una cosa semplice vista la tendenza dell'uomo a fare prima i suoi interessi, ma è possibile.

Ci sono diverse certificazioni Eco label:

Type I – UNI EN ISO 14024 – dichiarazione stabilita da un ente esterno e indipendente rispetto al produttore;

Type II – UNI EN ISO 14021 – dichiarazione, o meglio autocertificazione realizzata dallo stesso produttore;

Type III – UNI ISO 14025 – dichiarazione indipendente rispetto al produttore, dove vengono riportate anche informazioni relative all'impatto ambientale del prodotto nel suo ciclo di vita; importante fornire anche informazioni dell'ente indipendente che ha eseguito la certificazione. La certificazione di tipo III è definita anche EPD (Environmental Product Declaration), ovvero dichiarazione ambientale del prodotto.

 

                 

 

Felice Amadeo: autore di af1.it

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