Fazzoletto da naso: in carta usa e getta per la corretta igiene

  
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Per pulire il naso il fazzoletto di carta usa e getta è il metodo più semplice e igienico, e gettarli sempre negli appositi contenitori dei rifiuti una volta usati una sola volta
Fazzoletti di carta (photo by Tabea on Pixabay)

Fazzoletto da naso: in carta usa e getta per l'igiene, fortemente sconsigliato usare quelli di stoffa: usa una volta e getta nei rifiuti.

  1. Fazzoletto da tasca
  2. Usa e getta
  3. Cenni storici
    1. Nel Ⅲ secolo
    2. Dopo Roma
    3. In Francia
    4. In Europa
    5. L'estetica
    6. L'Italia ed il ricamo
    7. Un culto per le nobildonne
    8. La nobiltà francese
    9. Entrato nel costume della società
  4. Fazzoletti di carta
    1. Monouso
    2. Non è biodegradabile
    3. Quelli che uso io
    4. Da tavolo
    5. Test di laboratorio
  5. Buona educazione
    1. La miglior presentazione
    2. Il rispetto ambientale
  6. Certificazioni Eco Label

Fazzoletto da tasca

Il fazzoletto da tasca, un accessorio dell'abbigliamento, un pezzo di stoffa più o meno pregiato e talvolta decorato.

Fazzoletto di carta per il naso: usalo una sola volta e gettalo nei rifiuti

Per quanto riguarda l'igiene, il fazzoletto in carta usa e getta per il naso, è certamente la soluzione migliore, per noi stessi e per gli altri.

Non è una buona idea portarsi appresso, nelle tasche, quanto hai soffiato fuori dal naso.

Storia del fazzoletto

Nel Ⅰ secolo a.C. il poeta Gaio Valerio Catullo (84-54 a.C.) scriveva di sudarium, pezzo di tessuto usato per tergersi dal sudore, il volto, nello specifico la fronte, la bocca.

Tessuto di lino, quindi in un primo momento destinato solo ai nobili, dato il pregio ed il costo del tessuto, quando la commercializzazione dei tessuti diventò più ampia, anche il fazzoletto diventò di uso comune.

Nel Ⅲ secolo d.C.

Successivamente, nel Ⅲ secolo d.C., il nome venne cambiato in orarium, da ora (orlo, contorno, perimetro), e venne utilizzato anche per pulirsi le mani durante il pranzo.

Tuttavia, il muccinium, ideato dalle sarte per comodità, era esplicitamente ideato per soffiarsi il naso.

L'imperatore Lucio Domizio Aureliano (215-275), introdusse l'usanza di distribuire fazzoletti ai teatri, di modo che gli spettatori potessero salutare, agitando il fazzoletto, le personalità considerate di alto rango.

Dopo la caduta dell'Impero Romano

In seguito alla caduta dell'Impero Romano, il fazzoletto non trovò più molti spazi nella letteratura, nell'arte, ed il Medioevo sembra non abbia menzionato e scritto più di tanto in proposito, se non sul finire di tale periodo storico, quando la letteratura tornò nuovamente ad occuparsene, attribuendone nuove definizioni.

La Francia

In Francia, questo pezzo di tessuto, era sovente associato a pleur (pianto), e pluie (pioggia), ed a verbi associati a queste parole, e successivamente chiamato mouchoir nel XIV secolo.

In Europa

Fu la Francia in questo periodo, che riscoprì l'uso del fazzoletto, ne seguirono Inghilterra, chiamato allora muckender (oggi handkerchief, tissue) che deriva un poco dalla definizione francese mouchoir, ed in Italia con l'espressione romana, o meglio "romanesca", sudarolo.

La successiva definizione (quella odierna), di fazzoletto, deriva da fazzolo, a sua volta da faciale, quindi fazzoletto rispecchia qualcosa come: pulirsi la faccia.

Il carattere estetico

Fu comunque nel tardo XIV secolo, che questo "pezzo di stoffa" iniziò nuovamente ad essere largamente impiegato, e nel XV secolo, iniziò a comparire con ricami, orli, tanto da impreziosire questo oggetto, usato sì per l'igiene, ma senza rinunciare all'estetica.

Il fazzoletto decorato, diventò anche un importante oggetto da regalo, o addirittura una collezione di fazzoletti con decori ricamati, finemente orlati da maestre ricamatrici.

Quindi iniziarono ad esserci fazzoletti impiegati a tutti gli effetti come accessori ornamentali; dell'abbigliamento ed altri specificamente usati per soffiarsi il naso che potevano prevedere maggiore semplicità per quanto riguarda i disegni.

L'Italia e l'arte del ricamo

Nel XVI secolo, fu proprio l'Italia a diventare famosa in tutta Europa, per la qualità dei ricami eseguiti sui fazzoletti, tanto da avere diverse richieste del prodotto decorato, ovviamente in maniera del tutto artigianale.

I membri dell'alta società, amavano ornarsi di fazzoletti decorati da ricami eseguiti da bravissime sarte, ed il tessuto migliore, da essere impiegato a tale scopo, veniva importato dall'Asia, e dall'Europa, ricercando le stoffe che potessero risultare migliori, per lo specifico utilizzo.

Oggetto di culto per le nobildonne

Il fazzoletto, diventò un vero e proprio oggetto di culto per le nobildonne, che erano solite nasconderlo nelle maniche degli abiti, ad esempio quando ballavano, e divenne un simbolo che distingueva le persone più abbienti dalle altre; i costi di tali fazzoletti, finemente decorati e ricamati, erano davvero proibitivi per i più, ed accessibili a pochi.

I ricami ricercati, espressamente realizzati trasformavano il pezzo di tessuto (quadrato, ovale, rotondo, triangolare), in un oggetto particolarmente pregiato, a partire dalla qualità del tessuto stesso, a quella dei fili utilizzati per il ricamo, ai disegni realizzati con maestrìa da abili sarte.

Oggetti di valore, oggi reperti storici, testimoni dei costumi di un'epoca.

La nobiltà francese

L'aristocrazia francese, si inventò dei fazzoletti di taglia più piccola mignons, espressamente realizzati come ornamento femminile, tanto che alcune popolazioni europee, asserivano che il fazzoletto non fosse altro che un oggetto di moda transalpina, e giudicavano fastidioso il suo uso, in quanto se una persona si soffiava il naso in presenza di altri, produceva un rumore non gradito.

Un accessorio dell'abbigliamento nella storia

Il fazzoletto è diventato, via via col tempo, non solo un accessorio molto importante, per alcuni, dell'abbigliamento (al taschino, copricapo, portato al collo), ma è stato per molti anni un oggetto di culto nel costume, nella letteratura, nella storia, nell'arte.

Pensiamo alla celeberrima tragedia Otello, di William Shakespeare, ed al fazzoletto di Desdemona: chi mai avrebbe detto che il fazzoletto, potesse avere un'importanza sociale di tale rilievo, tanto da essere impiegato in opere artistiche?

O ancora, come non ricordare il fazzoletto dei Garibaldini, un triangolo di stoffa rossa con una striscia verde nel mezzo.

Nato per un uso (?), e impiegato, nell'abbigliamento e nel costume dove ha trovato molteplici impieghi.
La sua storia riempirebbe libri; ma, come sopra citato, è entrato da molti anni or sono anche nella letteratura.

Fazzoletti di carta: decisamente più igienici

Il fazzoletto di carta, è espressamente nato per il solo utilizzo igienico.

In Giappone, erano già in uso nel 1800, l'azienda statunitense Kleenex, nei primi anni del 900, ne realizzò espressamente creati per pulirsi il naso, e per quanto riguarda questo utilizzo, ha avuto un ottimo riscontro.

Monouso

È certamente più igienico, in quanto va usato solo una volta, e gettato nei rifiuti, nell'immondizia indifferenziata, nel secco.

Più sano di quello di stoffa, che quando utilizzato, viene rimesso in tasca; e non è igienicamente corretto.

Il monouso in carta, è usa e getta, ed ogni volta che serve, è sempre nuovo e pulito.

Risulta resistente, sufficientemente assorbente, anche con il raffreddore, può essere prodotto in carta vergine o riciclata, in cellulosa, e non sono biodegradabili: per questo è importante gettarli sempre negli appositi contenitori dei rifiuti, altrimenti inquina in maniera pesante l'ambiente.

Non confondere la carta riciclata con il biodegradabile

Troviamo in commercio diverse tipologie del prodotto; fazzoletti profumati, al mentolo o con altri additivi.

Personalmente questi non li sopporto, anche se il mentolo rafforza il potere igienizzante.

Sebbene io sia un utilizzatore di fazzoletti di carta, utilizzo un quattro veli (Floralys) prodotto per Lidl; sono molto resistenti, molto meglio di altri prodotti con marchi famosi che ho provato personalmente; almeno, per il mio nasone.

Di conseguenza, fazzoletti di carta che non tengono, che non risultano abbastanza resistenti davanti ad una robusta, per me normalissima, soffiata di naso, ed arrivano a rompersi e strapparsi, beh… marca o non marca valgono poco.

Quelli che uso io

Questo per quanto riguarda i fazzoletti di carta da portarsi appresso, in pacchetti di cellophane in cui sono contenuti; quelli che uso io sono quelli 10×4: 10 fazzoletti da 4 veli ciascuno, confezione da 18 pacchetti.

Quelli da tavolo

Troviamo anche il porta fazzoletti da tavolo, talvolta anche in scatole sì di cartone ma più o meno decorate per risultare esteticamente gradevoli nel contesto di una casa od un ufficio.

Le poche volte che mi è capitato di utilizzarli, li ho trovati piuttosto leggeri, certo indicati per tergersi il volto magari, ma per soffiarsi il naso un pò meno.

Più volte mi è capitato di restare deluso dalla scarsa resistenza di un fazzoletto di carta che si strappava nelle mani al primo, ed unico, utilizzo.

Test di laboratorio ne comprovano l'igiene

Diversi istituti di ricerca, come ad esempio l'Institut Pasteur di Parigi, una fondazione privata non a scopo di lucro che esegue studi relativi alla biologia, guarda, sostengono come sia più igienico l'uso del fazzoletto di carta, proprio perché prevede di essere gettato subito dopo l'uso; a differenza di quelli di stoffa che, utilizzati e riutilizzati, vengono riposti in tasca (o dove altro?).

Diversi batteri presenti nell'apparato respiratorio, specialmente quando si è affetti da qualche malattia, sopravvivono diversi giorni anche quando fuori dall'organismo; motivo in più per utilizzare un fazzoletto monouso, al fine di avere un comportamento igienicamente corretto, anche e soprattutto nei confronti delle altre persone.

La buona educazione quando si usa il fazzoletto

Quando si utilizza il fazzoletto, e si è in presenza di altri, è nostro dovere essere bene educati; strombettare nelle immediate vicinanze di qualcun altro, non solo è di cattivo gusto, ma anche irrispettoso.

Non ci vuole molto, per appartarsi un attimo dicendo che torniamo subito, soffiarsi e pulirsi il naso in disparte, e poi tornare a ciò che stavamo facendo.

A meno che non si abbia una certa confidenza con le persone con cui si condivide la compagnia, il che non significa comunque di approfittarsene; è bene porre la giusta attenzione nel comportamento con gli altri, anche quando siamo in presenza di persone che non conosciamo affatto, motivo ulteriore per essere bene educati.

La buona educazione: la miglior presentazione della persona

L'educazione di una persona è la sua migliore presentazione: se l'educazione è cattiva la presentazione è pessima, quasi senza possibilità di recupero.

Non dimentichiamo che il primo incontro con altre persone, è quello che subito ci presenta per come siamo, da quell'incontro il nostro interlocutore trarrà da subito buona parte del giudizio nei nostri confronti.

Il rispetto ambientale

Nella buona educazione, è previsto anche il rispetto per l'ambiente: diverse volte, molte più di quante potessi immaginare, mi è capitato di vedere persone gettare per terra fazzoletti di carta.

A meno che non si tratti di utilizzare un prodotto biodegradabile, è dannoso per l'ambiente, e irrispettoso per chi poi deve pulire.

Comunque sia, gettare rifiuti per terra ovunque ci si trovi, non mi sembra affatto una buona idea, per il rispetto degli altri.

Un altro problema non da poco, per quanto riguarda l'ecologia è l'impatto ambientale della fabbriche che producono la carta; ed in questo caso, se non ci sono azioni governative efficaci, è molto difficile, non solo risolvere il problema, bensì anche affrontarlo in maniera determinata ad ottenere una soluzione.

Utilizzando carta riciclata anche per la produzione di fazzoletti, proprio come accade anche per la carta igienica, si riduce l'impatto ambientale che non deve, in questo caso, sfruttare nuove risorse.

E la distribuzione di questi prodotti, dovrebbe essere capillare, e rimpiazzare gli altri: facile ed immediata reperibilità, e rispetto dell'ambiente.

Certificazioni Eco Label

Type Ⅰ – UNI EN ISO 14024, dichiarazione stabilita da un ente esterno, e indipendente rispetto al produttore;

Type Ⅱ – UNI EN ISO 14021, dichiarazione, o meglio autocertificazione, realizzata dallo stesso produttore;

Type Ⅲ – UNI ISO 14025, dichiarazione indipendente rispetto al produttore, dove vengono riportate anche informazioni relative all'impatto ambientale del prodotto nel suo ciclo di vita.

Importante fornire anche informazioni dell'ente indipendente che ha eseguito la certificazione.

La certificazione di tipo Ⅲ, è definita anche EPD (Environmental Product Declaration), ovvero dichiarazione ambientale del prodotto.


 

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