Stufa a pellet

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Immagine vettoriale di stufa a pellet: una stufa di questo tipo può bruciare diversi tipi di combustibile, come legna e pellets
Stufa

La stufa a pellet brucia combustibili compressi derivati da legno come segatura essiccata o materiali biocompatibili.
Brucia pellets compressi come segatura essiccata, impiegata specialmente per uso civile per il riscaldamento domestico, trova talvolta utilizzo anche nei locali industriali.

 

Cenni storici della stufa a pellet

La storia della stufa a pellet è indubbiamente preceduta dalla stufa a legna, il pellet ha trovato impiego negli ultimi decenni.

Etimologia della parola "stufa"

Interessante appurare come il termine “stufa”, risulti legato a stube (oppure stua), tipico e caratteristico locale, stanza, dal rivestimento di legno, ambiente riscaldato unicamente dalla stufa (nel dialetto lombardo, pur con qualche caratterizzazione tipica delle diverse province, “stua” significa proprio stufa).

L'etimologia della parola dunque, è da ricercare nell'antica lingua teutonica, con la definizione stoevchen (o stoev) nella lingua frisone si intendono gli scaldini, di metallo invece che di terracotta, etc.

La storia della stufa

È risalente all'età del bronzo, la storia della stufa (indicativamente dal dal 3500 a.C. al 1200 a.C. per quanto riguarda l'Europa), periodo in cui l'uomo iniziò a familiarizzare con la metallurgia e la lavorazione dei diversi metalli da impiegare; nello specifico, per la costruzione di stufe e altri oggetti adibiti al riscaldamento domestico ed alla loro relativa commercializzazione.

Sebbene all'epoca dell'impero romano, erano già in uso sistemi di riscaldamento che utilizzavano fornaci sotterranee dove ardeva la legna, il cui braciere e fiamma prodotta distribuiva il calore attraverso tubi di terracotta collocati sotto la pavimentazione o dentro le pareti.

Condotti denominati “cacabus”, termine latino che molto probabilmente deriva dal tedesco kachel, parola con cui si intendono le mattonelle usate nelle stufe realizzate in muratura, che portano il nome di kachelofen.

Più di 2.000 anni or sono dunque, il concetto e la pratica legati alla realizzazione di impianti per il riscaldamento, erano sviluppati ed in evoluzione.

Altre metodologie di riscaldamento risultano legate a bracieri aperti, le cui esalazioni però potenzialmente nocive, od ancora gli antesignani delle moderne stufe, ovvero contenitori metallici (si torna dunque alla capacità da parte dell'uomo di lavorare il metallo), capaci di diffondere il calore attraverso condotti e tubi collocati negli ambienti più diversi.

Il pellet

Tornando nella fattispecie al pellet, gli scarti del legno già da diversi decenni circolavano anche sulle navi che mettevano in comunicazione tra loro, specialmente prima dell'esistenza dei velivoli, le diverse località nel mondo.

Risulta logico come da parte dell'uomo vi fosse l'idea di utilizzare, per meglio dire riutilizzare tali scarti a proprio favore, e cosa più logica avendo a che fare con gli scarti del legno, produrre energia utile alla diffusione di calore in un ambiente domestico o industriale, cercando di incrementare il risparmio economico e diminuire l'impatto ambientale prodotto dall'inquinamento delle stufe.

Nei primi anni del XX secolo, vennero costruiti esemplari di stufe e forni a legna che (grazie a delle tramogge), utilizzavano segatura essiccata per produrre riscaldamento; niente di più vicino alle moderne stufe a pellets.

Il concetto del riciclaggio e del risparmio per il combustibile della stufa a pellet

Non solo segatura essiccata, anche scarti di legno sminuzzato e triturato; soprattutto nell'epoca della Depressione, nonché in tutti quei periodi in cui la crisi economica è particolarmente pressante, l'uomo cerca di ingegnarsi al fine di riutilizzare tutti quei materiali che nei periodi di abbondanza stupidamente tende a non considerare.

Infatti evitare periodi di crisi particolarmente pesante passa anche e soprattutto dalla prevenzione dello spreco.

A periodi più o meno alterni, questa tipologia di stufa non ha mai smesso di esistere e di essere perfezionata; un incremento è stato dato durante la crisi petrolifera degli anni 70, mentre negli ultimi 20, 30 anni, abbiamo visto un notevole incremento di questo elettrodomestico capace di sostituire la caldaia tradizionale, cui tanto siamo abituati a vedere in quasi tutte le abitazioni.

Negli ultimi anni, causa anche i costi sempre crescenti del gas metano e della manutenzione e realizzazione degli impianti di riscaldamento più utilizzati, nonché per cercare di ridurre l'inquinamento e cercare di avere un impatto ambientale più rispettoso, l'impiego di queste stufe ha spinto diverse aziende produrre modelli di facile utilizzo e installazione.

Che deve comunque e sempre essere realizzata da parte di personale specializzato e qualificato, installazione a regola d'arte), favorendo un notevole risparmio economico sulla spesa del riscaldamento domestico.

Anche industriale, perché questo tipo di stufa può essere tranquillamente utilizzata (anche più di una) anche nei locali destinati al lavoro.

Non solo pellets derivati del legno, anche mais e altri materiali biocompatibili sono utilizzati per produrre riscaldamento con queste stufe di recente generazione, talvolta capaci di bruciare tanto il mais quanto i pellets di legno od ancora altro materiale biocompatibile (stufe onnivore).

Caratteristiche delle stufe a pellet

Oggi troviamo sul mercato stufe a pellet realizzate con i migliori materiali, e con un design capace di integrarsi al meglio in qualsiasi arredamento, tanto è vasta la scelta dei prodotti.

Serbatoio, coclea e camera di combustione

L'aspetto di questo importante elettrodomestico, può essere diverso secondo i modelli, le diverse realizzazioni progettuali e stilistiche; tuttavia risulterà composta da un serbatoio, dove viene alloggiato il materiale combustibile, che andrà poi ad alimentare grazie ad una coclea (una vite senza fine): questa infatti va a pescare il materiale combustibile (pellets) e lo introduce per caduta nella camera di combustione.

L'accensione della stufa avviene grazie un getto di aria calda sul combustibile sostanzialmente facendolo appiccare.

Aspiratore, bruciatore, scambiatore di calore, ventilatore

L'aspiratore dell'aria comburente, veicola l'aria nel bruciatore, e contemporaneamente dirige i fumi della combustione in apposito scarico, collocato posteriormente alla stufa.

In questa fase, i fumi caldi prodotti cedono parte del loro calore allo scambiatore di calore, che viene sfruttato dal ventilatore dell'aria calda, in grado di riscaldare quella fredda proveniente dall'ambiente circostante la stufa.

Tutto il meccanismo ed il suo funzionamento, è controllato da un sofisticato microprocessore alloggiato su di una scheda elettronica, al fine di ottimizzare la combustione e relativa produzione e diffusione di calore.

Lo scambiatore di calore

Lo scambiatore di calore è alettato per favorire lo scambio termico, aumentando, proprio grazie alle alette, la superficie di scambio. Il residuo di cenere è solitamente molto limitato, e raccolto in un cassetto posizionato in maniera comoda da pulire.

Possiamo trovare stufe a pellet delle più svariate dimensioni, per corrispondere al preciso quantitativo di calore che deve essere prodotto, in base alle dimensioni dell'ambiente da riscaldare.

Non dobbiamo infatti confondere le stufe a pellet (comunque già capaci di una certa produzione di calore), con la tipologia di caldaia pensata per produrre l'intero riscaldamento di un'abitazione (come ad esempio una caldaia a pellets da 25 kW capace di riscaldare tranquillamente un'abitazione di 100 e oltre metri quadri).

In poche parole

Riassumendo, possiamo descrivere una stufa a pellets composta da:

  • serbatoio per il combustibile
  • coclea
  • due ventilatori (combustione e convezione)
  • il focolare con un braciere e vano di raccolta cenere
  • ed ovviamente un pannello comandi

L'accensione della stufa a pellet

L'accensione della stufa si rende possibile elettricamente, grazie ad una candeletta, che entra in funzione quando la stufa deve essere riaccesa; dal momento che grazie al termostato con sonda integrata, è possibile gestire l'intero funzionamento della stufa.

Come impostare una temperatura minima, sotto la quale la stufa automaticamente entrerà in funzione, ed una soglia massima di temperatura, al raggiungimento della quale la stufa cesserà di funzionare: proprio come la regolazione di una qualunque caldaia dotata di termostato.

Qualità delle stufe a pellet

Le odierne stufe a pellet, hanno raggiunto un buon livello qualitativo, a tal punto che è possibile impiegarle per provvedere all'intero fabbisogno termico di tutta l'abitazione, tanto per il riscaldamento quanto per l'acqua calda.

Occorre però sempre ricordare, come la posa in opera e installazione a regola d'arte, debba essere eseguita da personale qualificato ed autorizzato.

La stufa a pellet funziona elettricamente, e specialmente nei modelli più recenti il consumo di elettricità è piuttosto contenuto; serve però valutare con attenzione le specifiche tecniche per rendersi conto in maniera tangibile ed oggettiva, quanto il consumo di energia elettrica incide sul costo totale dell'utilizzo della stufa.

Dal momento che, rispetto ad altri combustibili fossili, il risparmio di questa tipologia di riscaldamento permette risparmi notevoli, risulta comunque e sempre sensato è logico fare tutti i conti del caso prima di eseguire l'acquisto.

Centralina elettronica di controllo

Data la richiesta sempre crescente di questa tipologia di prodotto, le stufe più recenti ed aggiornate, dispongono di una centralina elettronica che è il vero cuore pulsante della stufa.

Stufe con sensori elettronici sofisticati, che permettono una fine ed accurata regolazione della temperatura.

Le centraline elettroniche, risultano essere particolarmente delicate, anche se il loro funzionamento ha raggiunto livelli qualitativi molto buoni, ed i guasti sono rari.

Tuttavia, come sempre, forse è bene diffidare dei prodotti proposti ad un prezzo troppo conveniente anche per il consumatore meno avveduto.

Inoltre, la caratteristica autopulente delle odierne stufe, risulta un ulteriore passo in avanti per quanto riguarda la manutenzione.

Pro e contro delle stufe a pellet

 

I vantaggi

  • Il pellet, od altro combustibile biomassa, risulta facilmente collocabile e non occupa molto spazio rispetto ad esempio alla tradizionale legna.
  • La resa termica del pellet è notevole (purché il pellet sia di ottima qualità), e le emissioni inquinanti sono davvero molto basse. Produce bassi quantitativi di cenere ed è biocompatibile.
  • Il riempimento del serbatoio si può fare in una sola volta (invece che a più riprese), e può essere sufficiente per periodi di tempo medio/lunghi; questo ovviamente dipende dalla discrepanza di temperatura dell'ambiente da riscaldare rispetto a quella desiderata.
  • L'installazione della stufa non richiede molto tempo, sebbene sia sempre doveroso ricordare come la posa in opera a regola d'arte debba sempre essere eseguita da personale specializzato ed autorizzato.

Svantaggi

  • Dal momento che la stufa a pellet utilizza un sistema di ventilazione, questo potrebbe andare a muovere la polvere rendendo l'aria che respiriamo più asciutta e quindi un ambiente meno salutare.

    È possibile l'uso di un depuratore d'aria, capace contemporaneamente di andare ad umidificare l'aria stessa che poi respiriamo.

    Occorre naturalmente fare due conti, per comprendere se la spesa aggiuntiva di questo elettrodomestico vale la pena oppure no.

  • Il funzionamento della stufa dipende dall'energia elettrica, quindi in caso di eventuali black-out si rischia di rimanere senza riscaldamento; una soluzione è quella di utilizzare un gruppo di continuità (U.P.S.), per risolvere il problema quando si presenta.

    Il blackout di corrente non è così frequente, sebbene sia opportuno tenere in considerazione anche questo aspetto.

  • Il rumore prodotto dalla ventola, quanto quello del combustibile che scende dalla tramoggia, può essere fastidioso; serve puntare su stufe particolarmente silenziose, per ovviare a questo inconveniente.
  • La qualità del combustibile dev'essere eccellente: in caso contrario andremo a vanificare, tanto la resa termica, quanto l'ambiente in cui viviamo.

    La reperibilità di un pellet (o comunque altro combustibile) di alta qualità può essere problematica, anche per quanto riguarda la logistica e la disponibilità del fornitore.

  • Ricordiamo ancora una volta, quanto i componenti elettronici siano delicati, ed il loro possibile malfunzionamento: quindi si rende necessario al momento dell'acquisto investire su prodotti di qualità maggiore, che ovviamente presentano prezzi più elevati.
  • Se non è inclusa la funzione autopulente, la pulizia della cenere dovrà essere frequente, almeno ogni due o tre giorni, in base all'intensità di utilizzo.

    E dovrà essere usato un apposito aspiratore, in virtù della cenere particolarmente sottile: utilizzando il comune aspirapolvere si andrebbe a danneggiare.

  • L'eventuale pessima qualità del pellet impiegato, può danneggiare la stufa andando a lasciare depositi ed incrostazioni.

Combustibile per la stufa a pellets

Pellet: la qualità del combustibile deve risultare eccellente, e sottostare alle normative che regolano la qualità del prodotto (DIN 51731 o O-NORM M7135) al fine di verificarne l'idoneità per l'utilizzo.

Pellets che non rispettano tali normative non sono consigliati, in primo luogo dai produttori di caldaie e stufe che utilizzano questa tipologia di combustibile, in quanto se il combustibile bruciato andasse ad inquinare l'ambiente, perché impuro, provocherebbe in primo luogo un danno a chi vive nell'ambiente riscaldato grazie a tale combustibile, cosa di una certa gravità ed assolutamente da evitare, in secondo luogo le emissioni inquinanti andrebbero a vanificare l'idea di ridurre l'impatto ambientale scegliendo un materiale biomassa.

Se il pellet non fosse di alta qualità e provenisse ad esempio dal legno verniciato, si andrebbero a bruciare anche le vernici: comprendiamo dunque quanto sia importante la qualità assoluta del combustibile.

Solitamente i pellets (che come già sappiamo provengono da segatura essiccata di legno naturale), si presentano come piccoli cilindri dal diametro di 6-8 mm lunghi un paio di centimetri (la normativa DIN 51731 stabilisce che tale diametro debba essere compreso tra i 4 ed i 10 mm e la lunghezza inferiore ai 50 mm).

Il potere calorifico del pellet

Sempre la normativa DIN 51731, prevede che il potere calorifico possa oscillare tra i 17,5 ed i 19,5 MJ per kg (MJ sta per Mega Joule, unità di misura) e tra i 4,7 e 5,3 kWh per kg.

Non devono essere presenti additivi di alcun genere nel legno naturale dal quale vengono ricavati i pellets.

  • L'umidità presente in percentuale dev'essere inferiore al 12%
  • il contenuto in cenere inferiore all'1,5%
  • il peso specifico kg per dm3 (decimetro cubo) inferiore a 1,0 – 1,4;
  • zolfo inferiore allo 0,08%
  • cloro inferiore allo 0,03%
  • azoto inferiore allo 0,30%
  • nessun additivo può essere utilizzato nemmeno per la pressatura del pellet.

Essenze di legno usato per la produzione di pellet

Il legno impiegato può essere abete, faggio ed i sacchi in cui il pellet viene confezionato sono indicativamente intorno ai 15 kg per permetterne un facile spostamento da parte di chiunque (teniamo conto che non è più possibile produrre sacchi di plastica quindi il peso potrebbe anche variare in base alla minor resistenza di un materiale biodegradabile sostituto della plastica).

Se all'interno del sacco risulta presente una minima percentuale di legno in polvere, questo indica una buona qualità del pellet, in quanto difficile da sgretolarsi e quindi più compatto; deve presentare forme e misure regolari che vadano a corrispondere a quelle indicate sulla confezione (ricorda le normative), deve risultare liscio, chiaro, lucido e compatto.

Materiale cippato (chips)

Ricorda che il cippato (che deriva dall'inglese chips), sta ad indicare piccoli pezzetti di legno la cui qualità però è inferiore al pellet; si ottiene grazie alle cippatrici, apposite macchine per la lavorazione del legno, nello specifico della sua frantumazione in piccole scaglie che possono variare da pochi centimetri a pochi millimetri.

Alternative (relative*), al pellet, possono essere il mais (ha un potere di resa termica maggiore al pellet), il nocciolino di sansa, gusci di nocciole, pinoli, noci, semi di uva, ramaglia di potature, etc.

*Alternative relative, in quanto è opportuno impostare una corretta miscelazione di pellets e mais (esempio), per ottenere una buona combustione che possa sprigionare un'ottimale resa termica.

Considerazioni sull'acquisto della stufa a pellet

Le considerazioni che dovrebbero essere fatte quando si decide di acquistare una stufa a pellet, per rivoluzionare il proprio sistema di riscaldamento, o comunque per installarne uno nuovo, sono considerazioni legate ai pro e contro.

La qualità del combustibile (pellet) deve essere alta, diffidare assolutamente di fornitori che non sono in grado di fornire pellets di elevata qualità corrispondente agli standard imposti dalle normative.

Eventuali sostanze presenti, anche in minima parte come colla, vernici, etc. sono semplicemente inaccettabili: si tratta di combustibile ecocompatibile, quindi deve assolutamente provenire da prodotti naturali (legno, mais, etc.).

La legna, il pellet e la tutela dell'ambiente

Dobbiamo essere certi della correttezza dei fornitori del pellet, e della provenienza dei legni, che siano ottenuti da foreste a cui si provveda nuovamente al rimboschimento: disboscare una foresta per ottenere legno da bruciare senza provvedere in maniera adeguata ad un successivo ed adeguato rimboschimento provoca un impatto ambientale disastroso.

Data la crescente richiesta di queste tipologie di combustibile, considerate ancora alternative, il prezzo è comunque aumentato, occorre quindi calcolare bene quanto questo vada ad incidere sui costi totali di riscaldamento.

Risparmio di denaro rispetto ad altri combustibili: ma non basta

Dobbiamo tenere conto della tipologia di appartamento da riscaldare, della sua disposizione, eventuale coibentazione, prezzo iniziale da affrontare quando si decide di acquistare la stufa a pellet, ed il relativo costo annuo di combustibile.

Rispetto al gas metano il pellet e mais possono incidere sul risparmio anche del 50%.

Se si decide di utilizzare il mais come combustibile, la miscelazione dovrebbe essere all'incirca in percentuale del 70% di mais e del 30% di pellets, e ovviamente parliamo di combustibili di alta qualità.

La qualità e la relativa disponibilità del combustibile dipende dal fornitore di fiducia: questo è un fattore molto importante, dobbiamo essere certi di poter ricevere, quando serve, combustibile di qualità per far funzionare la stufa, termostufa o caldaia a pellet.

Un combustibile ancora in evoluzione

Stiamo parlando di una tipologia di combustibile, che è ancora in evoluzione, come del resto questa tipologia di riscaldamento, ottenuta da materiale che può ridurre notevolmente l'impatto ambientale in termini di inquinamento e di salvaguardia.

I cereali, gli scarti del legno, considerato biocompatibile, definito biomassa in quanto tutto materiale organico vegetale o animale che non ha subito alcun procedimento di fossilizzazione e viene impiegato per produrre energia.

Talvolta, anche quando si parte dalle buone intenzioni, il mercato ed il capitalismo fanno sì che tutto venga travolto, meglio dire stravolto, andando nei fatti rovinare quelli che erano buone idee iniziali.

L'energia prodotta da biomassa e nella fattispecie da pellets per il riscaldamento domestico, rappresenta davvero qualcosa di importante, occorre concentrarsi a dovere sull'acquisto ed ottenere tutte le informazioni necessarie, non solo per risparmiare sulla spesa del riscaldamento (motivo per il quale si è incentivati a compiere questo acquisto), bensì anche per produrre un ritorno utile all'ecosistema.

Stufe onnivore

La giusta attenzione merita di essere posta nel considerare l'eventuale acquisto delle cosiddette onnivore, stufe e termostufe a pellet onnivore e superonnivore (così definite), in grado di consumare più di 40 tipi di combustibile.

A partire dagli scarti del legno, spaziando da quelli ottenuti dai rami di potatura ai diversi tipi di cereali; questa tipologia di stufa permette davvero di ottimizzare la combustione al fine di avere un risparmio economico per il consumatore, migliore produzione di calore e minor impatto ambientale in termini di emissioni nocive e inquinamento, nonché un riciclo importante di tutte quelle sostanze organiche che altrimenti andrebbero perse inutilmente, dal momento che possono essere utilizzate per produrre energia pulita.

Queste stufe risultano infatti capaci di bruciare i diversi tipi di combustibile, che sia pellet di legno invece che mais, solitamente aventi due tipi diversi di bruciatori, uno apposito per il pellet l'altro per i triti, ovvero tutta quella biomassa economica e non inquinante.

 

Felice Amadeo: autore di af1.it

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