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Uno che scrive

The shining – film di Stanley Kubrick del 1980

7 minuti
aggiornato il
The shining: uno dei capolavori assoluti di Stanley Kubrick che ha realizzato sempre film originali e spesso geniali

Immagine del film "The shining"

The shining è un film di Stanley Kubrick del 1980 tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King.
Stanley Kubrick, regista statunitense (naturalizzato britannico) eclettico e geniale che nel 1980 realizzò questo film, grande interpretazione di Jack Nicholson (indiscusso protagonista nel ruolo di Jack Torrance), accanto a Shelley Duvall (incantevole nei panni di Wendy Torrance), ed il piccolo Danny Lloyd (Danny, il figlioletto della coppia dei guardiani dell'Overlook hotel).

The shining: il film

Midnight with the stars and you
Midnight and a rendez-vous
Your arms held a message tender
Saying I surrender
All my love to you

Midnight brought a sweet romance
I've known all my whole life through
I'll be remembering you
Whatever else I do
Midnight with the stars and you

Midnight, the Stars and You (© Jimmy Campbell, Reg Connelly & Harry Woods, 1932)

Questo è il brano che riecheggia in modo scanzonato e delirante e beffardo, nella testa dello spettatore attonito ed atterrito che ha per la prima volta visto il film. E che probabilmente si chiede: ma cos' successo ?!

Quella di Shining è l'ossessione che si amplifica quando l'essere umano che la percepisce si chiude sempre più in se stesso circondato dalle proprie paura, l'ossessione così si dilata e prende il sopravvento sulla ragione.

Kubrick gli ha dato la sua impronta e ne fatto un capolavoro del genere, particolarmente incisivo il suo lavoro di riuscire a trasmettere allo spettatore l'inquietudine, la paura ed il triste stato d'animo del piccolo Danny che possiede il dono della luccicanza, lo shining.

Un dono che è contemporaneamente una pena, anche questo aspetto solleva il film: la capacità di poter comprendere cosa accadrà di lì a poco, tuttavia c'è il rovescio della medaglia, e quale rovescio, un rovescio tragico talvolta dettato dall'impossibilità di poter cambiare quanto di sbagliato ed ingiusto sia lì per accadere.

Beata ignoranza talvolta di chi ha un limite che non gli permette di percepire gli aspetti meno nobili dell'animo umano.

Il film è un capolavoro anche per il fatto che Kubrick è riuscito (come King nel romanzo) a incentrare la storia solo su Jack Torrance (Jack Nicholson), e la compartecipazione, il ruolo di comprimari meglio dire, di Shelly Duvall (Wendy) ed il piccolo Danny Lloyd (Danny), ruolo limitato rispetto a quello del protagonista assoluto, ma indispensabile in quanto verrebbe a cadere il ruolo del protagonista stesso.

Lo stesso vale per la limitata ma indispensabile apparizione di Philip Stone nel ruolo di Delbert Grady o quello di Joe Turkel (attore caratterista statunitense) nel ruolo del barman confidente navigato dei clienti, soprattutto del cliente speciale Jack Torrance. O ancora le piccole Lisa e Louise Burns, gemelle identiche che interpretano le figlie di Delbert Grady, il custode responsabile della sorte della sua famiglia.

La bravura nel ruolo dei due comprimari non fa una piega, Shelley Duvall brava. È dai ruoli di non protagonista che si vede sovente quanto un'attrice, o un attore, sono capaci di fare realmente la differenza. Senza la paura di Wendy il film cade, senza il peso di Danny anche: poi Jack Nicholson ha messo in pratica un'interpretazione impeccabile, ha valorizzato ulteriormente lo squilibrio di Jack Torrance.

L'ossessione del protagonista che è quella della narrazione, che altro non può fare se non essere ossessiva ed incentrata e concentrata sulla consapevolezza, sempre più perduta e delirante, di Jack Torrance.

La maestria di Kubrick è proprio questa (così come quella di Stephen King nello scrivere il romanzo), raccontare il film incentrato solo su tre persone: impresa difficile per qualunque regista, anche talvolta lodevoli tentativi non hanno avuto poi i risultati sperati, perché è molto difficile, narrare un'intera storia solo attraverso pochi, pochissimi personaggi.

Il senso di vuoto, lo smarrimento che si prova quando i tre “protagonisti” si aggirano per gli immensi locali dell'Overlook hotel, un enorme mostro pronto ad inghiottirli, che non aspetta altro.

L'uso della telecamera nel film The shining

Intro

L'inquadratura si apre e la telecamera striscia sopra le acque scure, inquietanti e ferme del lago intrappolato tra le montagne rocciose, sfiora un isolotto poi vola ad un'altezza vertiginosa, si vede il maggiolino Volkswagen più minuscolo che mai, lo bracca per un po' come un animale feroce che gioca con la preda, mentre la musica incombe, opprime, plana su di esso, avrebbe potuto ghermirlo ma lo risparmia perché il gioco non è ancora cominciato, le entità tenebrose ancora si stanno pregustando quello che sarà, poi, il loro macabro divertimento.

La maestosità delle montagne rocciose del Colorado, la musica di Bartòk che accompagna il maggiolino che si inerpica a fatica sulle salite, piccola preda perduta nell'austerità gargantuesca dei monti.

Sorpassa inesorabilmente l'automobile per librarsi nell'aria fino a planare di nuovo senza apparente bersaglio, e l'inquietudine della musica è sempre crescente, delirante, distorta, malata, e ci si rende conto che il bersaglio invece c'è, eccome, non lo ha mai abbandonato, vuole essere certa che continui il percorso fino a cadere in trappola.

L'automobile prosegue e le montagne ora sono spolverate di neve, un monito, il gelo tagliente che ucciderà l'inverno. E la telecamera conclude inquadrando l'imponente Overlook Hotel, occultato nelle montagne come se esso stesso ne facesse parte, ne fosse un'estensione, mimetizzato come uno scorpione nella sabbia del deserto, pronto ad agire dopo aver aspettato la vittima.

Le inquadrature

Ed è proprio la telecamera con le sue potenti e ciniche inquadrature che fa la differenza nel film, indimenticabile quando segue il piccolo Danny aggirarsi con il suo triciclo nei corridoi dell'hotel, forse una delle riprese maggiormente sferzanti della pellicola.

Od ancora nei momenti in cui inquadra Jack Torrance quando ancora le oscure presenze che dimorano nell'hotel se lo stanno lavorando, l'interpretazione di Nicholson è ben riuscita.

The shining: impressioni

I più autorevoli critici e gli storici anglosassoni del cinema hanno dato diverse e profonde interpretazioni al film di Kubrick, sempre capace di stupire ad ogni lavoro. I riferimenti ad esempio ai Nativi americani, quando il direttore dell'Overlook Stuart Ullman (interpretato da Barry Nelson) racconta a Wendy mentre le mostra l'hotel, che è stato edificato su di un cimitero indiano, e che mentre la realizzazione erano stati subiti attacchi.

È stato ipotizzato che questo, ed altri riferimenti impliciti presenti nel film, possano ricordare il genocidio dei Nativi, tema che Kubrick avrebbe voluto ricordare, uno dei drammi più pesanti nella storia dell'America, con riferimenti al colonialismo, all'imperialismo.

La fotografia che chiude il film ritrae Jack Torrance in una festa con la folla nell'Overlook hotel datata 4 luglio 1921, il film che è del 1980 era ovviamente ambientato in maniera contemporanea, giorno dell'Indipendenza degli Stati Uniti D'America, cosa che un tempo (come nel medesimo giorno del 1776 in cui è stata proclamata) era una festa destinata solo ai bianchi, non agli altri, come appunto i Nativi.

Valutazione ed analisi che sono sempre dovute in ogni forma di espressione artistica, come il critico d'arte fa con un dipinto, lo osserva, lo analizza, cerca di comprendere e valutare quanto il pittore ha voluto raccontare attraverso il suo lavoro.

Il film è considerato da molti come un capolavoro del genere horror, una cosa certa è che Stanley Kubrick è sempre stato capace di stupire e di provocare con ogni genere e lavoro in cui si sia cimentato; e l'arte deve provocare, non per il puro gusto di farlo ma per scuotere le coscienze spesso assopite dalla quotidianità corrotta e corrosa dalla noia e dall'ipocrisia.

Di sicuro il thriller psicologico realizzato ha colpito del segno.

 

               

 

Felice Amadeo: autore di af1.it

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