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Uno che scrive

Hardcore: film del 1979 scritto e diretto da Paul Schrader

5 minuti
aggiornato il
Una indimenticabile Season Hubley nel film Hardcore del 1979

Season Hubley in Niki

Hardcore è un film di quelli che risultano come una secchiata di acqua gelida in faccia allo spettatore.
Uno di quei tarli che si insinuano ed iniziano a scavare, che sollevano il problema relativo a quella parte di mondo torbido legato alla produzione hard, allo sfruttamento.
Realizzato nel 1979 da Paul Schrader è uno di quei film che non si dimenticano.

Hardcore: il film

Passione, dolcezza, carità, viltà, ipocrisia, amore, perversione, ossessione, perdizione: sono solo alcuni aspetti contrastanti tra loro che vengono inseriti in un frullatore dal quale poi scaturiscono, sbrindellati e mescolati, e ricostruiti dallo spettatore che vede il film (ambientato a Los Angeles), il cui regista Paul Schrader aveva già, come sceneggiatore in Taxi Driver, sollevato il problema della prostituzione e del suo sfruttamento.

In Hardcore lo fa ancora una volta andando davvero a pescare nel torbido (niente storie d'alto bordo), anche e soprattutto nel torbido dell'animo umano laddove si pensa, o si crede, di non avere affatto nulla di nebuloso nella propria persona, nel proprio stile di vita che talvolta pare irreprensibile non solo a chi guarda dall'esterno ma anche da chi si crede una persona retta.

Le attrici (un'indimentabile ruolo di Season Hubley in Niki e la seppur breve, tutto sommato per il tempo in cui si vede, apparizione di Ilah Davis) e gli attori (straordinari come sempre George C. Scott e Peter Boyle) particolarmente in sintonia con il loro ruolo: Season Hubley (Niki) e George C. Scott (Jake Van Dorn) straordinari, c'hanno preso alla grande. George C. Scott davvero bravo, Peter Boyle (Andy Mast) incisivo e credibile come sempre.

Il mondo del nascosto, di ciò che si fa ma non si dice, anzi, talvolta lo si nega con forza pur di mantenere un'ipocrita visione di se stessi agli altri: ma l'attrazione per il sesso tra persone adulte, maggiorenni e consenzienti e nel pieno rispetto altrui non ha nulla di sbagliato.

Ha di sbagliato, di vile, di esecrabile lo sfruttamento altrui del sesso, che si approfitta dell'ingenuità, della buona fede, dell'innocenza, della disperazione. Della rovina.

Ingenuità, buona fede e innocenza che vengono stravolte dal malvagio di turno fino a consumare, come una candela che la brucia, la persona che si ritrova ad essere vittima del male. Il sotterraneo, l'underground, il proibito, l'osceno, il male assoluto. E il bene tradito.

Un film che non lascia scampo e obbliga a prendere coscienza del problema, dello sfruttamento più sfacciato, esecrabile ed egoista, più malvagio.

Hardcore: la trama

La travagliata storia di un padre (Jake Van Dorn), molto credente, un po' bigotto da credere che niente e nessuno potrà mai turbare la sua prevedibile e collaudata quotidianità, fino a quando la giovanissima figlia scompare, fuggita proprio da quella quotidianità ossessiva e bigotta e noiosa imposta dal padre, che pensava fosse normale, anzi virtuoso, vivere così.

Anche la ribellione può giocare brutti scherzi, specie se quella di una persona giovane, inesperta, facile preda del male assoluto che è sempre in agguato, pronto a sfruttare l'ingenua curiosità di chi talvolta mostra una spregiudicatezza che non gli appartiene, e che in realtà nasconde solo la paura di mostrare la propria inesperienza, aspetto tipico della sincera ingenuità.

Un padre che vede crollare il suo piccolo mondo perfetto con uno sgomento straziante che solo un padre può provare quando teme per la vita della propria figlia. Una caduta libera nel male dal quale viene inghiottito, indifeso, dall'alto della sua noiosa quotidianità, incapace quasi di reagire.

Trova la forza cercando di mimetizzarsi, di calarsi in quel mondo malato, morboso che fa commercio e terribile speculazione con l'anima ed il corpo delle persone, degli esseri umani, delle donne, giovani donne. E ovviamente non è la parte corretta del mondo hard.

Riesce a farsi strada aiutato dall'investigatore privato Andy Mast, pratico dell'ambiente, quasi diventando a sua volta, da puritano, un individuo disposto al peccato pur di salvare la figlia.

Ed ecco il dramma nel dramma: la promessa mai mantenuta di aiutare Niki (anch'essa lo aiuta nel ritrovare la figlia, anche per questo il suo abbandono fa ancora più male). Questa è probabilmente la parte peggiore della narrazione, della presa di coscienza dell'impossibilità di poterla e volerla aiutare, dovuto alla propria mai scomparsa terrificante ipocrisia.

Per la serie: voglio che tutto torni com'era. Ma non può più tornare com'era, Niki l'avrai sulla coscienza (perché ancora ne hai una) fino a quando ti tocca di campare. Avrai un macigno insopportabile da portare, ma pur di tentare di tornare al piccolo mondo perfetto credi di essere disposto a dimenticare. Impossibile.

Niki, altro essere umano, altra giovane donna con tutta probabilità destinata a perdersi senza speranza di salvezza alcuna nel tritacarne senza pietà rappresentato dal morboso mondo della perversione più malata e senza controllo.

Complici un'anima, quella di Niki, completamente allo sbando, ormai praticamente perduta se non trovasse qualcuno in grado di aiutarla. E non lo trova.

Hardcore: le mie impressioni

Il tema trattato dal film è particolarmente pesante, il film è un capolavoro del genere per quanto mi riguarda, oltre il drammatico, per la cruda narrazione e la capacità del regista di raccontare una storia, ahinoi non l'unica di questa tragicità, così difficile, senza girarci attorno.

Uno di quei film che valgono, di quelli che lasciano qualcosa; come ogni buona opera di espressione artistica deve fare, se non lascia nulla non vale molto. Film impegnativo, ribadisco come una secchiata di acqua gelida addosso allo spettatore, dati gli aspetti particolarmente inquietanti trattati di un tema preciso, quello relativo all'aberrazione dell'animo umano.

Ho un debole per le scenografie anni 70, questo non fa che rendere (a me) la pellicola ancora più interessante da guardare. L'aspetto più ludico è proprio questo; per il resto il film non gioca affatto, non scherza.

Uno di quei film che restano in mente, quasi se ne ha il timore quando li si rivede, anche se serve a non distogliere l'attenzione su di un'umanità usata e dimenticata, derubata.

Altre pellicole hanno trattato lo stesso tema, tra quelle che ho visto io anche qualcuna buona ma nessuna che raggiunge la cruda narrazione cinematografica e scenografica.

 

                 

 

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